Newsletter di Laziosette 31 maggio 2009
Scritto da Diocesi Di Civita Castellana   
Giovedì 28 Maggio 2009 13:11

 

Pentecoste 

Nello Spirito, la forza della Chiesa

CIPRIANO SONAGLIA

“Lo Spirito di verità vi guiderà tutta la verità“(Gv l6, l2~15). 

La Pentecoste celebra la discesa dello Spirito Santo con la ricchezza della vita nuova del Risorto nel cuore degli apostoli e sulla loro attività. 

Lo Spirito trasforma gli apostoli e imprime in loro un coraggio tale che nulla potrà arrestare. La loro testimonianza dunque sarà totale fino al martirio. 

Anche in coloro che sono battezzati e confermati nella fede ha posto la stessa forza che non deve essere estinta. La forza della Chiesa nasce dall’azione dello Spirito Santo effuso da Gesù Cristo Risorto e Asceso al cielo. 

Lo Spirito oltre che essere accolto, deve essere invocato perché il comportamento quotidiano sia caratterizzato “amore, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé” 

“Sarete miei testimoni” ha detto Gesù; allora qualunque cosa facciamo o diciamo deve essere una testimonianza per Cristo. Ma questo solo se lo Spirito vive in noi chiamati ad essere protagonisti in una Chiesa che è dono per il mondo. 

 

Al  ritiro del clero concluso il ciclo sul Pentateuco

Il Decalogo, cammino di libertà

 

GIUSEPPE PERNIGOTTI

 

Gli impegni del Vescovo hanno imposto lo spostamento del ritiro mensile da Giovedì 28 a Lunedì 25 maggio.

Un ritiro particolare anche nello svolgimento. Tutta la mattinata, in effetti, è stata occupata dalle lezionI delle Professoressa Bruna Costacurta, che ha concluso così il suo ciclo conferenze  sul Pentateuco. 

La Professoressa ha affrontato il tema del Decalogo, elemento centrale dell’Alleanza del Sinai.

Esistono due redazioni del decalogo e precisamente Esodo 20,1-17 e Esodo 5,6-21: Le due redazioni concordano nel numero  delle “leggi” anche se per farlo l’uno sdoppia il primo comandamento (Non avrai altro Dio…) e unisce il 9 e il 10 ( Non desiderare la roba d’altri, non desiderare la donna d’altri…).

Di fronte al male che, nella visione biblica, a partire dal peccato dei progenitori avanza con marcia inarrestabile  il Decalogo si presenta come “grazia” che Dio concede agli uomini nel senso che fa loro conoscere il peccato e indica loro la via da seguire per evitarlo.

La “legge”, così, permette di uscire dal proprio infantilismo egocentrico per aprirsi all’altro e all’«Altro».. È, in quanto tale, è una strada verso la libertà, come appare dalla solenne esposizione del primo comandamento:  «Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. » (Es 20,2: Dio ti ha liberato dalla schiavitù e ti ha messo su una strada che ti porta a libertà. Mentre il servizio ad altri dei ti rende schiavo come fa intuire il comando di non farsi immagini di Dio..

Il Dio del Decalogo è un dio trascendente che non può essere limitato da immagini e dai nostri schemi mentali. Né lo si può nominare “invano”, cioè asservirlo alle nostre interpretazioni e ai nostri interessi. È bestemmia non solo offendere Dio con titoli che lo negano, ma anche usarlo per ratificare i nostri discorsi, siano esse omelie o esposizioni teologiche.

Proseguendo nell’esposizione dei comandamenti, si può notare come l’osservanza del sabato è il riconoscimento del primato di Dio sia in ordine alla creazione che alla liberazione dalla schiavitù. L’uomo osserva il Sabato per affermare che solo Dio crea e salva.

Anche il comandamento successivo (Onora tuo padre…) è il riconoscimento del dono della vita, che, di generazione in generazione, ci riporta ancora Dio.

I primi cinque (contando lo sdoppiamento del primo) comandamenti, quindi, aiutano l’uomo a scoprire a vivere il rapporto fondante con Dio.

Altri quattro comandamenti riguardano la difesa della vita: la vita fisica (non uccidere), la vita della famiglia (non commettere adulterio,,,), i beni della vita (non rubare), il bene della dignità  dell’altro (non dire falsa testimonianza…) in quanto valori assoluti, da non mettere in discussione.

DeL tutto diverso è l’ultimo ( il 9 e il 10 dell’elenco usuale) in quanto afferma che l’osservanza della legge non può risolversi in una osservanza formale, ma deve andare al cuore della legge.

In questo ultimo comandamento troviamo, allora, già anticipato quello che Gesù affermerà nel Discorso della Montagna: “«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.” (Mt 5,17 e … «Voi avete udito che fu detto agli antichi: " ma io vi dico(Mt5,21-22).

Non ci si può, allora limitare ai “codici” che sono applicazioni pratiche e contingenti della legge, ma occorre andare al cuore della legge. Molto bello, in questa prospettiva, il richiamo all’odierna festa di Pentecoste. Gli Ebrei, in quel giorno, ricordavano il dono della “legge”; l’irrompere dello Spirito Santo è l’affermazione che la “legge” ha efficacia, validità, fecondità solo se interpretata alla luce dello Spirito.

Fin qui la prima parte della lezione della Costacurta. Il tempo limitato e la necessità di presentare le numerose iniziative diocesane, hanno impedito di sviluppare un altro tema del Pentateuco, quello della morte di Mosè prima ancora di entrare nella Terra promessa.

M ai pochi accenni fatti sono stati ugualmente illuminanti: Mosè non entra nella Terra promessa, non per una qualche sua colpa ( i testi sono assai deboli al riguardo), Ma per far capire che il vero, unico Liberatore è solo Dio: all’uomo, a Mosè, come ad ogni uomo impegnato nell’annuncio del Vangelo, spetta solo seminare, senza pensare di raccogliere, di “possedere come se non si possedesse” per usare il linguaggio paolino.

Il ritiro si è concluso con l’annuncio del programma del prossimo anno,la presentazione del Corso di aggiornamento, gli esercizi spirituali e proprio di oggi la celebrazione della Pentecoste sul Monte Soratte in mezzo ai giovani. Davvero le cose da fare e  da vivere non mancano.

 

Martedì 2 Giugno a Nepi

1° cammino diocesano delle Confraternite

 

ore 15.30 parco dei Tre Portoni arrivo e registrazione gruppi

ore 16.00 partenza del cammino dal parco verso il centro storico.

ore 18.00 S.Messa concelebrata presieduta da S.E. Mons. Romano Rossi.

 

I parcheggi sono numerosi; per i pullman c’è quello della Bottata,cioè dove si fa il mercato; anche in seminario si può parcheggiare. 

Durante la processione dietro il cartello del paese, già preparato dalla diocesi, prenderanno posto i Sacerdoti e le confraternite del paese. La popolazione verrà dietro l’immagine della Madonna ad Rupes. 

I Sacerdoti portino il camice e la casula bianca. Si chiede di non portare insegne eccessivamente grandi e durante il cammino di non distanziarsi troppo tra confratelli come pure tra confraternite diverse. 

I priori durante la S.Messa saranno intorno all’altare. Come già accennato nella assemblea in Curia, i confratelli sfileranno a capo scoperto e senza cappuccio: sarà un modo esplicito di rendere testimonianza ancora più personale al Signore. 

All’arrivo riconsegnare la Scheda di partecipazione per venire presentati durante il Rito.

 

Orte

Il giorno di Santa Rita

 

NAZARIO BASILI

 

Auto e moto sono in fila davanti alla chiesa quattrocentesca di san Pietro, nel centro storico di Orte. Don Mauro Pace, parroco di Orte, asperge i veicoli che si fermano uno alla volta. Le gocce d’acqua benedetta, si posano sui parabrezza, sui finestrini delle auto e su chi le guida, ma anche su moto e motorini. 

Secondo una tradizione ortana il giorno dedicato a Santa Rita, dopo la messa delle 18,30, nella chiesa di san Pietro, dove è venerata, vengono benedetti tutti i mezzi di locomozione che passano al cospetto della statua della Santa. Venerdì 22 maggio, Santa Rita, come ogni anno, nella chiesa dedicata al primo Papa della storia, c’è la messa. Celebrazione  all’aperto, per accogliere il gran numero di fedeli che solitamente non riescono ad essere contenuti tutti all’interno. L’altare è stato preparato nella piazza, sgombera da auto, la strada chiusa al traffico. 

Nata intorno al 1381, vicino alla cittadina umbra, Rita fu mandata in sposa a sedici anni nonostante il suo desiderio fosse la vita consacrata. Amò suo marito con dolcezza sino a portarlo sulla strada della conversione. Ebbe due figli gemelli. Le dispute tra guelfi e ghibellini portarono all’assassinio del suo consorte. I figli, presi dall’odio, cercarono vendetta. Rita arrivò a pregare che morissero piuttosto che macchiarsi di sangue. Morirono dopo meno di un anno dall’uccisione del padre. Dopo aver perdonato tutti entrò in convento dove rimase per quaranta anni. Ricevette la stimmata delle spine sulla fronte. “una capacità di perdonare che, per noi, è un esempio nella vita di ogni giorno”

La chiesetta di san Pietro risale al 1462, diversi interventi di restauro, a partire dalla metà del 1500, fino all’ultimo di pochi anni fa, ne hanno trasformato la struttura nel tempo. Durante la consacrazione i rintocchi delle antiche campane hanno richiamato alla meditazione. Dopo la messa la benedizione delle auto ed un rinfresco offerto dagli abitanti della contrada e dal comitato organizzatore. I conducenti si fanno il segno ella croce, il comitato regala loro una rosa benedetta. La conserveranno, magari in un recondito cassettino, nella loro auto, magari fino alla prossima benedizione.

 

Monterosi - in parrocchia 

Emmaus: un incontro per conoscere

 

IVELISE VICENTINI

Da qualche mese nella parrocchia di Monterosi, grazie alla volontà del parroco Don Leonardo Sterpa, è iniziata l’attività del Gruppo Giovanile Parrocchiale Emmaus, formato da agguerritissimi giovani e grintosi ex giovani.

Gli incontri tendono a dare ai giovani, oltre la parte propriamente ludica, anche la condivisione delle esperienze di vita alla luce della parola di Dio.

Quest’anno le riflessioni hanno come tema “Solleciti per le necessità dello spirito, premurosi nell’ospitalità” ( RM 12.13 )

In un clima di crescente faziosità e di rifiuto del diverso ( di qualsiasi diversità si tratti…), approfondire lo spirito che il cristiano deve avere nei confronti del prossimo è doveroso. Cristo ci esorta ad amarci gli uni e gli altri come Lui ci ha amati e con questo “Comandamento Nuovo” il Gruppo Giovanile Emmaus intende confrontarsi, crescere, condividere.

Il G.G.P. Emmaus svolge anche attività teatrale con temi principalmente religiosi.

Quest’anno,  si replicherà “Il Processo”  breve estratto de  Il Processo a Gesù di Diego Fabbri.

Sarà ancor più lieta l’occasione per rappresentare questa “pièce” grazie alla presenza del nostro Vescovo S.E. Mons.Romano Rossi, che sappiamo attento alle tematiche giovanili e tutto il gruppo Emmaus si augura che a questo primo incontro ne possano seguire altri e la sua fattiva presenza possa essere per tutti dono e luce per il prosieguo delle attività.

La rappresentazione avverrà il 13/06/2009 alle ore 21:00 presso la chiesa S.Croce in Monterosi.

 

Bassano in Teverina

Stagione musicale 2009

Antica Chiesa Santa Maria dei Lumi di Bassano in Teverina

Martedì, 2 Giugno 2009

 Ore 18:30

Concerto Vocale

Hideko Muroi, soprano

Steven Roach, pianoforte

(Musica da Camera italiana e Canti Giapponesi)

Ingresso libero

 

Veniva a mancare un anno fa, il 27 maggio 2008  all’età di 99 anni

Una figura da ricordare

 

Erano le prime luci di martedì 27 maggio 2008, quando la signora Armida Volpi, mamma di S. e. Mons. Zadi, chiudeva gli occhi alla luce di questo mondo per aprirli sugli infiniti orizzonti del paradiso.

Era sempre vissuta accanto a suo figlio, prima bambino, poi ragazzo, prete, impiegato della segreteria di Stato e infine Vescovo di Civita Castellana.

Negli ultimi tempi aveva sofferto un po’ per il lento deterioramento del fisico. E, forse, questa era stata la sofferenza più grande per lei che era stata energica e tenera madre, donna di grande coraggio.

Al figlio, il Vescovo emerito s. E. Mons. Divo Zadi, la Redazione, anche interpretando i sentimenti di tante persone che l’hanno conosciuta ed apprezzata, rinnova i sentimenti di viva condoglianza, pur nella profonda consapevolezza che la mamma ora gode della pace e della serenità che non sempre ha potuto gustare nel corso della sua vita terrena.

 

Orte

“San Sebastiano in Fiore” e la festa della Madonna della Sanità

 

STEFANO STEFANINI 

La Contrada san Sebastiano di Orte è lieta di comunicare il programma della prossima edizione di “San Sebastiano in Fiore”. La novità dell’edizione 2009 della manifestazione è rappresentata dalla possibilità di effettuare delle visite guidate al museo civico comunale, da poco aperto, che contiene molti reperti di origine ortana provenienti da diversi musei.

 L’apertura straordinaria di un tratto dei cunicoli che costituiscono la “Orte sotterranea”, effettuata per la prima volta la scorsa edizione, caratterizza anche quest’anno “San Sebastiano in fiore”. La manifestazione, organizzata dalla Contrada San Sebastiano, con il patrocinio della Provincia di Viterbo e del Comune di Orte, ha già riscosso un ottimo successo nei due anni precedenti.  Anche quest’anno sarà offerto, ai visitatori, un pacchetto turistico che impegnerà l’intera giornata nel centro storico. 

Anche quest’anno sarà possibile esplorare un tratto dell’antico acquedotto principale sotterraneo che, dalla rocca, alimentava la fontana ipogea che si trova ancora nella piazza centrale dell’abitato e, attraverso una fitta rete di gallerie, altre utenze secondarie. Si tratta di gallerie scavate nel V secolo avanti Cristo dagli etruschi che abitavano il colle di tufo.   Questi cunicoli erano ancora utilizzati nel medioevo quando furono restaurati e, alcuni, adeguati alle nuove esigenze, più recentemente sono stati utilizzati per contenere i tubi in ghisa che costituivano l’impianto idrico nei primi anni dello scorso secolo. 

Oggi domenica 31 maggio 2009 sarà possibile, accompagnati da una guida, esplorare le stanze di Palazzo Nuzzi, oltre ad una parte della rete urbanistica sotterranea della città, immergendosi in un viaggio nello spazio e nel tempo attraversando ambienti scavati duemilacinquecento anni fa.

In particolare in mattinata segnaliamo nella Cattedrale, la manifestazione di musica e poesia. Il V° canto dell'inferno di Dante sarà spiegato e recitato e intervallato da brani musicali eseguiti dal maestro Adriano Falcioni all'organo storico, uno strumento rarissimo, in quanto  costituito da due anime, una parte è rinascimentale, costruita nel 1582 dall'organaro Domenico Benvenuti, e l'altra barocca aggiunta nel 1721, per adeguare lo strumento alle esigenze della nuova chiesa, da Domenico Densi. 

Un altro momento importante è  l'appuntamento nella taverna di San Sebastiano in cui per pranzo le signore del rione con passione cucinano per i visitatori i piatti tipici della cucina ortana con la genuinità dei prodotti della zona, certificati dal marchio Tuscia Viterbese. 

Nel pomeriggio alla stazione, presso il santuario della Madonna della Sanità si svolgerà la processione di chiusura del mese mariano presso il quartiere Città Giardino, legato al culto alla Madonna della Salute che ha gemellato Orte scalo con Vallecorsa, in provincia di Frosinone, città legata a  Santa Maria De Mattias, fondatrice delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue, che ha dato i natali  al primo parroco di Orte Scalo, P. Geremia Subiaco. 

 

Per fortuna i santi non mancano mai! 

 

Storie di ieri e di oggi

 

Ronciglione il suo ricordo non accenna a diminuire

Mariangela Virgili, mistica e donna d’azione

 

BRUNO PASTORELLI *

 

Chi dalla lettura della vita (di Mariangela Virgili)  si aspettasse fatti e avvenimenti risonanti per il contenuto mondano e cronicistico rimarrebbe deluso. C’è, tuttavia, un fatto che fa meditare. A distanza di 275 anni, tanti ci separano dalla sua morte, la sua venerazione tra il popolo e non solo il popolo di Ronciglione, è ancor viva e attuale. Allora ci viene spontanea la domanda: chi è, che cosa rappresenta la Venerabile per i ronciglionesi? Quale ideale la lega al popolo? 

La risposta è semplice: è una Madre, alla quale si accede senza lettere di raccomandazione. Ella ci offre il messaggio cristiano della fratellanza umana. 

Nella sua vita terrena fu una mistica e una donna di azione. Fin dalla più tenera età, fu collocata sul piano della vita di unione con Dio. Ma con Dio non si scherza. Allo sposo mistico, come riprova del suo amore, riservò orazioni, digiuni, penitenze. Il Signore le parlava attraverso una «luce intellettuale» ed ella ebbe il dono della chiaroveggenza, della profezia e della introspezione degli animi. 

Fu donna. di azione. Consacratasi a Dio nella Chiesa di Santa Maria del Popolo retta dai Carmelitani nella piazza principale di Ronciglione, nel 1700 vestì l’abito del Terz Ordine Carmelitano e due anni dopo fece la Professione pubblica e solenne di Terziaria Carmelitana. Mossa dal suo solido realismo e dal suo slancio di spiritualità si profonde nell‘assistenza agli ammalati, redimendo le donne perdute, assistendo i moribondi e i carcerati, per questo la chiamano madre dei poveri, degli orfani, delle vedove, così come appare nell’antica lapide posta sulla sua tomba. 

Nonostante analfabeta (o forse per questo), capisce l’importanza dell’istruzione e insieme a Dan Ostilio Ricciotti invita Rosa Venerini da Viterbo (canonizzata da Papa Benedetto XVI il 5 ottobre 2006) a fondare una Scuola Pia Femminile a Ronciglione. E così avviene; infatti il 15 luglio 1706 arrivano a Ronciglione le Maestre Pie Venerini, che sono tuttora presenti in questa comunità. In ciò sta la sua grandezza e la nostra ammirazione, pur ossequienti al giudizio della Chiesa sulla eroicità delle sue virtù e dei suoi miracoli. 

Chi visita il sito www.mariangelavirgiltit può vedere la documentazione delle manifestazioni curate dal 1987 ad oggi, oltre alla storia di Ronciglione, di Mariangela Virgili e dell’Associazione. È grazie alla grande partecipazione della gente - ronciglionese e non - che per Mariangcla Virgili la “storia” terrena continua. 

Ma un’altra, ben più importante ed elevata, è iniziata dopo la sua morte e cioè che il Signore della storia, Dio Padre misericordioso, non ha mai smesso di far sentire la sua presenza attraverso la mano protettrice di Mariangela Virgili sulla comunità di Ronciglione, come esempio di donna del popolo e della carità.

*Pres. Ass. Cult. M.la Virgili

Nel gennaio del 1988, il Rev.do Padre Redemptus M. Valabek, Postulatore Generale dei Carmelitani, su sollecitazione dell’Associazione Culturale Mariangela Virgili, di Mons. Osvaldo Palazzi e di Mons. Pacifico Chiricozzi, chiede alla Congregazione per la Dottrina della fede la rimozione dei “Reponatur” (veti) stabiliti alla Causa di Canonizzazione della Serva dì Dio, Mariangela Virgili. Così, grazie all’interessamento di diverse persone, a cominciare dal Santo Padre, Giovanni Paolo II, poi di S.E. Mons. Divo Zadi, Vescovo emerito di Civita C., di P. Gianfranco Girotti o.f.m. conv., oggi Vescovo e Reggente della Penitenzieria Apostolica, del Prof. P. Emanuele Boaga o. carm., il 10 novembre 1993 è stato ripreso, finalmente, il processo della Venerabile. L’attuale Postulatore è il Prof. P. Vmcenzo Mosca o.carm. 

 

Santa Giuseppina Bakhita, una santa venuta dall’Africa

Una vita vissuta all’insegna della semplicità e della sofferenza

 

GIUSEPPE COMELLINI

 

Qualche mese fa, la Radio Televisione Italiana ha mandato in onda, in due serate, una “Fiction” televisiva, dove ha presentato la biografia di una santa della Chiesa, elevata agli onori degli altari il 1° ottobre 2000, dall’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II. Giuseppina Bakhita, questo il nome della Santa. Il nome Giuseppina fu acquisito nel tempo, in occasione del suo Battesimo presso le Suore Canossiane, dove vestì l’abito religioso e ne prese i voti. Mentre “Bakhita” era un appellativo con cui la chiamavano i suoi rapitori, che tradotto dall’arabo significa “fortunata”. La Santa nacque nel Sudan, nell’anno 1869. Imperavano allora, in quella terra d’Africa: povertà, fame, miseria e conseguente schiavitù. Aveva appena sei-sette anni quando “Bakhita” venne rapita da mercanti di schiavi. La violenza del rapimento procurò alla bimba un profondo trauma, per cui dimenticò sia il proprio nome, sia quello della sua famiglia, sia del villaggio dove era nata. Passando da un mercante all’altro, fu venduta varie volte (circa 5-6), sopportando sofferenze fisiche e morali di ogni genere. In particolare, mentre era a servizio di un generale turco, le furono incisi nella viva carne del ventre, del braccio destro e del petto, dei tatuaggi e disegni. Questi poi, venivano ricoperti di sale, al fine di creare delle cicatrici permanenti. Tutto il suo corpo portava i segni delle frustate, inferte dai vari padroni a cui fu soggetta. Finalmente, il Console Callisto Legnani, residente presso la Capitale sudanese Khartoum, allo scopo di rendere la libertà alla piccola Bakhita, volle acquistarla lui, come aveva fatto in precedenza con altri bambini. Purtroppo, il vuoto di memoria della bambina, circa il nome del suo villaggio e dei familiari, ne impedì al Console la riconsegna ai suoi parenti. La tenne nella propria casa per due anni. La bambina si rese subito utile, insieme ad altri servitori, nei servizi domestici. Ma per Bakhita le avventure non erano finite. Il Console, a causa di una rivolta scoppiata nella Capitale sudanese, dovette fuggire in Italia. La ragazza fu affidata alla famiglia di Augusto Michieli, un amico del Console Legnani, residente in Veneto. In questa nuova dimora, svolse il compito di bambinaia. Venne il giorno in cui i coniugi Michieli dovettero partire per l’Africa per ragioni di lavoro. Bakhita si oppose con tutte le sue forze al suo ritorno in Africa. Fu quindi affidata temporaneamente alle Suore Figlie della Carità (Canossiane). Quando la famiglia Michieli fu di ritorno dall’Africa, pretese dalle Suore la restituzione della ragazza. Bakhita manifestò fermamente la volontà di rimanere in Convento, dove apprese tutta l’istruzione religiosa, divenendo così catecumena. Dio si era fatto strada nel suo cuore, era sopraggiunta la vocazione religiosa. A nulla valsero le infinite insistenze, accompagnate anche da minacce e denunce fatte dai Michieli. Il 9 gennaio 1909 la Santa ricevette i Sacramenti ed iniziò un vero e proprio cammino verso la vita religiosa. Con il suo carattere semplice e docile si rese disponibile a qualsiasi compito le veniva affidato: come cuciniera, sagrestana, infermiera e portinaia. Proprio esercitando quest’ultimo incarico, ebbe il modo di contattare molte persone. I suoi modi gentili, la voce pacata, il solare sorriso, la resero popolare tra gli abitanti di Schio, nel Veneto, tant’è che la chiamavano confidenzialmente, per il colore della sua pelle: “Madre moreta”. Ma la fama di santità di suor Bakhita, era uscita ormai fuori dai confini di quella Regione. Con il suo carisma si era resa famosa in tutta Italia e spesso intere comitive scolaresche andavano a Schio solo per vederla. La sua sola presenza suscitava curiosità, ma anche gioia spirituale. Lei si esprimeva solo in dialetto veneto. Nella sua umiltà soleva ripetere: “Tuti i vole vedarme: sono proprio una bestia rara”. (“Tutti vogliono vedermi: sono proprio una bestia rara”). Quando parlava di Dio, manifestava la sua profonda sottomissione chiamandoLo: “el Paròn”: “quelo che vole el Paròn”, (quello che vuole il Signore”). Il Papa Benedetto XVI nell’Enciclica Spe Salvi, così ricorda la Santa: “Mediante la conoscenza della speranza Lei era “redenta”, non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio”. Nell’anno 1939 la Santa cominciò ad avere problemi alla sua salute, per cui non si spostò più da Schio. Dopo alcuni anni di angosciosa malattia, circondata dall’affetto delle Consorelle e di tantissimi che le volevano bene, rese l’anima a Dio l’8 febbraio 1947. La Chiesa celebra la sua memoria il giorno 8 febbraio.  

 

 

 

 

Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (090531.pdf)090531.pdf 488 Kb
 

Powered by Joomla!. Technical Consulting : Ristech - The Open Way.