«Verbum Crucis Virtus. La parola della croce è forza» (1Cor 1,18). La parola della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio.

«Verbum Crucis Virtus. La parola della croce è forza» (1Cor 1,18). La parola della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Questo è il motto della stemma del vescovo Romano Rossi.

I simboli araldici ovvero stemmi, fecero la loro prima apparizione tra i guerrieri medioevali come segno di identificazione individuale e successivamente familiare. Da prima i capi della Chiesa esitarono a farne uso e solo alla fine del XIII secolo cominciarono ad usarli. Inizialmente gli stemmi, in ragione della loro utilità erano usati come sigillo e poi divennero popolari nella Chiesa nel 1240.

Quelli ecclesiastici non sono regolati solo da considerazioni araldiche, ma anche da fattori dottrinali, liturgici e canonici ed ora essi sono verificati ed approvati dalla Congregazione del Culto Divino e dal Collegio Araldico istituito ufficialmente nel 1853 sotto papa Pio IX (1846–1878). La legislazione ecclesiastica ha subito una nuova codificazione con il motu proprio “Pontificia Insignia” promulgato da papa Paolo VI (1963–1978). Elementi comuni: cappello, croce dietro lo scudo e i fiocchi (per i vescovi in numero di sei). Elementi personali: oggetti dentro lo scudo e il motto.